«Il futuro è già qui, è solo distribuito male»

William Gibson

lunedì 28 settembre 2015

A scuola con il pc? È utile solo se ci si rimette in gioco

Gli indicatori statistici misurano la tecnologia nella scuola a chili: quantità di lim - le lavagne interattive multimediali - numero di computer, tablet, megabit di velocità di connessione. Come se l’innovazione fosse una questione di ferro e di programmi, di hardware e sotfware, e non invece di una didattica da ripensare per essere al passo della contemporaneità.
Per questo non c’è da stupirsi se i numeri dell’Ocse citati ieri su La Stampa nell’analisi di Andrea Gavosto, direttore della fondazione Agnelli, affermano che di per sé le tecnologie non «portano a un miglioramento apprezzabile nelle competenze linguistiche, matematiche e scientifiche degli studenti», e anzi «un uso intensivo del computer a scuola conduce a risultati significativamente peggiori di chi lo utilizza moderatamente». In realtà, come Gavosto riconosce per cercare di spiegare l’apparente paradosso, e come dice lo stesso rapporto Ocse nella sua parte conclusiva, la chiave è riscrivere la pedagogia, per poter cogliere al meglio le opportunità dell’epoca della rete.
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