È "Mojito", il cortometraggio che il regista Stefano Bruno ha realizzato, in collaborazione con Cbm Italia Onlus, associazione che si occupa da anni di handicap visivi.
Un film sperimentale adatto anche a un pubblico di ciechi senza l'ausilio di una voce narrante che descriva scene e ambientazioni, come invece avviene solitamente. Questo è "Mojito", cortometraggio del regista Stefano Bruno. Rumori, suoni e voci vengono enfatizzati, permettendo ai non vedenti di seguire pienamente lo svolgimento della storia, delicato racconto di un incontro tra due ragazzi, a Venezia. "I venti minuti che servono per raccontare questa storia sono stati studiati fotogramma per fotogramma -spiega Stefano Bruno- per ottenere un alto livello estetico e una altissima qualità sonora”. È il dolby digital sorround la tecnologia che permette di ricreare ambienti, contesti e sensazioni nei quali, attraverso il suono, lo spettatore è letteralmente immerso. Inoltre il regista si è avvalso della collaborazione di "sound designers" e di un'équipe professionale specializzata che normalmente non viene impiegata nella produzione di cortometraggi. Anche la colonna sonora è stata costruita con una logica narrativa che permette di seguire completamente ciò che accade sullo schermo.
Il progetto, che ha ricevuto il finanziamento del ministero dei Beni culturali, è stato realizzato con il patrocinio della Venice film commission, della Lombardia film commission e della Business school del Sole 24 ore. Partner ufficiale Cbm Italia Onlus, associazione che fa parte del più grande network Cbm International, impegnato da 100 anni nella prevenzione e nella cura della cecità e di altre patologie visive, con progetti in tutto il mondo.
(fonte: Redattore Sociale)
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