ACCESSIBILITÀ TECNOLOGIE E OPPORTUNITÀ.
Per gli ipovedenti esistono da anni strumenti per migliorare la lettura delle webpage. Ora tocca al Web 2.0.
Con le tecnologie attuali l'accessibilità non sarà più una chimera, ma in Italia è vista ancora come qualcosa di extra su cui si può risparmiare. Sono molteplici i principali motivi di inaccessibilità di un sito. Ne fa un elenco Luca Davanzo dell'Osservatorio Siti Internet, promosso dall'Unione italiana ciechi: «La mancanza di strutturazione nella pagina web attraverso l'uso di intestazioni, filmati e immagini non commentati. Oppure animazioni flash non progettate pensando all'accessibilità, il layout dei siti poco configurabile nella grandezza del font o il colore (importanti ad esempio per gli ipovedenti) e l'eccessiva presenza di banner pubblicitari». Ma anche altri elementi della pagina web possono rendere difficile la navigazione: «I link poco o per niente "parlanti": per esempio, se su un link c'è la scritta "clicca qui", ma non si dice cosa succede se si clicca, un non vedente non capirà mai a cosa sia associato quel link» continua Davanzo «oppure l'eccessiva vicinanza fra i vari bottoni nella pagina rappresenta un ostacolo per le persone con disabilità motorie, che non hanno un buon controllo del mouse. A rendere la navigazione difficoltosa anche le tabelle utilizzate per la formattazione della pagina e non per la presentazione dei dati». Sono in cantiere progetti per migliorare l'accessibilità anche del web 2.0, l'evoluzione di internet incentrata sull'interattività e sulla partecipazione attraverso blog, forum e applicazioni online, come ricorda Roberto Scano, esperto di accessibilità dell'International Webmasters Association: «Stiamo sviluppando la Wai Aria, una serie di nuove specifiche che, attraverso i browser come Internet Explorer o Firefox, si interfacceranno direttamente con le tecnologie assistive per i disabili (ad esempio, screenreader o barre Braille per i ciechi), creando così un ambiente fruibile indipendentemente dal codice con cui il sito è stato scritto. Così i non vedenti o i non udenti potranno navigare nel web avendo a disposizione le stesse agevolazioni di accessibilità di cui dispongono nei programmi installati nei propri pc, chiaramente se gli sviluppatori applicheranno tali specifiche». E sono allo studio le linee guida per la Web content accessibility 2.0. Se da un lato la legge Stanca (4/2004) prevede che i siti della pubblica amministrazione debbano uniformarsi a 22 requisiti per essere accessibili a tutti, dall'altro le sanzioni previste per chi viola questa legge sono poco efficaci. Il Centro nazionale per l'informatica nella Pubblica amministrazione (Cnipa) ha rilevato, in un'analisi condotta a marzo 2008, che solo il 3% dei 1.426 siti della rilevazione a campione rispettava i nove requisiti presi in esame, ma il 51% era conforme solo per 1 o 2 requisiti, e il 16% non rispettava nessun requisito.
Per i privati, invece, l'accessibilità è una scelta: nessun portale dei quotidiani italiani lo è in senso stretto, anche se ce ne sono di più e meno usabili: se, infatti, un sito è accessibile quando rispecchia i requisiti stabiliti dal consorzio internazionale W3C con le cosiddette linee guida Wcag 1.0, un sito è usabile quando, anche se non accessibile in senso stretto, è strutturato in modo da essere usato dall'utente di riferimento con efficienza, efficacia e soddisfazione. Fabio Ferrero dell'Istituto per i ciechi «Cavazza» ha collaborato all'iniziativa della «Stampa », l'unico giornale in Italia a prevedere una versione del quotidiano pensata per i non vedenti, e osserva: «Spesso, quello che scoraggia nel progettare un sito accessibile, è l'idea che si abbiano dei grandi costi aggiuntivi. In realtà, se nell'elaborare un progetto si tiene conto fin dall'inizio della questione accessibilità, quest'ultima incide sulla spesa complessiva per circa il 3% del totale». Michele Diodati, esperto in materia di web accessibile, pone l'attenzione sui vantaggi: «Sono oltre tre milioni gli utenti disabili, e a questi vanno aggiunti anche i milioni di anziani e coloro che hanno poca dimestichezza con la navigazione in internet.
È importante che sia garantita una possibilità paritaria rispetto agli altri cittadini di accedere ai servizi e alle informazioni veicolate attraverso il web».
Il diritto all'accessibilità, insomma, non nasce dai numeri ma - almeno per l'Italia - da uno dei principi fondanti della nostra Costituzione, il principio di uguaglianza e di non discriminazione.
Internet può essere per tutti
25-09-2008
Il Sole 24 Ore
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