«Il futuro è già qui, solo che non è equamente distribuito»

William Gibson

martedì 4 maggio 2010

Accessibili a ciechi e ipovedenti il 5% dei libri, appello al Parlamento Ue

Solo il 5% dei libri pubblicati nei Paesi industrializzati è accessibile ai ciechi e a coloro che non possono leggere le pubblicazioni su carta stampata. La World Blind Union chiede eccezioni alle leggi vigenti per la distribuzione non commerciale.
I non vedenti e gli impossibilitati alla lettura hanno fame di libri e leggere è un diritto di tutti. Purtroppo, però, solo il 5% dei libri pubblicati nei Paesi industrializzati è accessibile ai ciechi e a quelli che non possono leggere le normali pubblicazioni su carta stampata. E nel sud del mondo la percentuale scende a un imbarazzante 1%.
Per porre fine a questa carestia di libri accessibili, la World Blind Union, che rappresenta oltre 160 milioni di ciechi e ipovedenti in 177 Paesi, ha presentato oggi al parlamento Europeo un documento in cui si chiede che le leggi vigenti sulla proprietà intellettuale prevedano delle eccezioni per la distribuzione non commerciale di libri in formato accessibile.
Fino a ora, a occuparsi del problema sono – in modalità diverse da Paese a Paese – organizzazioni del terzo settore, volontari, cooperative e Onlus che trascrivono i libri pubblicati in diversi formati (Braille, caratteri ingranditi, registrazioni in mp3 o in un formato ad hoc per i libri accessibili che si chiama Daisy e che prevede la commistione fra file audio e testo in versione digitale). Il lavoro di scansione dei libri e loro correzione o quello di registrazione è comunque lungo e non scevro da imprecisioni e non permette ai ciechi e agli ipovedenti di avere il libro con la stessa tempistica dei normali lettori che lo comprano in libreria. Inoltre, come si diceva all’inizio, solo una minima parte dei testi pubblicati riesce a essere prodotta in formato accessibile.
Ma c’è una via d’uscita? Sì, ed è anche piuttosto semplice: ogni libro pubblicato, ormai, prima di essere stampato è un file perfettamente rivisto e corretto dagli editori. Allora perché non rendere i file dei libri disponibili ai non vedenti, ipovedenti e impossibilitati alla lettura? È proprio questo quello che la World Blind Union, nel suo documento, chiede alla World Intellectual Property Organisation e ai parlamentari, decision-maker e funzionari europei. Il documento è già stato appoggiato, all’interno dell’organizzazione mondiale che tutela la proprietà intellettuale, da Messico, Brasile, Ecuador e Paraguay. Inoltre, la European Blind Union, che è partner nell’organizzazione del convegno di oggi a Bruxelles, chiede all’UE di intraprendere un’iniziativa legislativa affinché anche nell’Unione Europea il diritto alla lettura sia un diritto universale. (Maurizio Molinari)
(fonte: http://www.redattoresociale.it/)

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