MG Siegler, del popolare blog specializzato TechCrunch, si è lanciato ieri in un’appassionata difesa dell’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei teenager americani.
Il motivo: controbattere a un lungo reportage del New York Times che, mescolando alcuni aneddoti tratti dalla vita reale di alcuni studenti e le più recenti ricerche universitarie in materia, tendeva a dimostrare come i “nativi digitali”, distratti da un continuo flusso di stimoli, non fossero più capaci di concentrarsi adeguatamente su un dato argomento. Con gravi conseguenze sulle loro performance scolastiche e, visto come è organizzato il sistema educativo in America, anche sulle loro future possibilità di accedere ai migliori college.
Non è solo una questione per addetti ai lavori: il dibattito fra le due testate giornalistiche riecheggia un interrogativo più generale, che ha occupato le prime pagine dei quotidiani quest’estate; ossia, se davvero Internet ci renda più stupidi, plasmando le nostre menti in maniera differente e rendendoci incapaci di distinguere una informazione importante da quelle irrilevanti.
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