Il progetto dell'Università di Napoli che rappresenterà l'Italia alle finali mondiali dell'Imagine Cup 2011.
Ogni anno nascono nel mondo 10 mila bambini affetti da distrofia muscolare. Nella sola Unione Europea, 68 mila persone devono fare i conti con la sindrome di Rett, una patologia neurologica che causa disabilità di vario genere e che comporta una totale nonautosufficienza del soggetto che ne è colpito. E sempre a livello europeo sono almeno 54 mila persone ogni anno risultano ammalate di Sla, la Sclerosi laterale amiotrofica, che con il tempo rende pressoché impossibile ogni movimento pur non andando ad intaccare la mente e la personalità di chi ne è toccato. Per tutti questi soggetti è spesso impossibile compiere i gesti più elementari, come allacciare le stringhe delle scarpe o reggere un bicchiere d'acqua. Men che meno lavorare, scrivere, comunicare. Chi ha avuto a che fare con persone immobilizzate totalmente o solo parzialmente sa bene che spesso dentro ad un corpo che non risponde più c'è un concentrato di emozioni e di sensazioni che non ha alcun modo di esprimersi, se non attraverso gli sguardi. Ed è proprio dagli occhi - e dalla tecnologia - che potrebbe nascere la prospettiva di una vita migliore. Ne sono convinti i ragazzi del team Neasoft dell'Università Federico II di Napoli che anche quest'anno rappresenteranno l'Italia alle finali mondiali dell'Imagine Cup di Microsoft, la principale competizione internazionale di information technology, che nell'edizione 2011 ha visto la partecipazione di 320 mila studenti universitari di oltre 120 Paesi. E che ad un software basato sul tracciamento dello sguardo, Omcr (Oculorum moto computer regere), affidano le speranze di primeggiare tra tanti «cervelloni» di ogni continente che il prossimo luglio si daranno appuntamento a New York per la sfida decisiva.
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