«Il futuro è già qui, solo che non è equamente distribuito»

William Gibson

giovedì 26 aprile 2012

Le nuove tecnologie educative servono ai docenti. Agli studenti no

E' la conclusione di uno studio svedese sull'impatto di questi strumenti per l'apprendimento.
L'introduzione di strumenti hi-tech per l'insegnamento nelle classi scolastiche si accompagna spesso alla promessa di un apprendimento avanzato e rivoluzionario da parte degli studenti. Ma una ricerca dell'Università di Goteborg, in Svezia, ha dimostrato che le nuove tecnologie di per sè non aumentano le capacità degli allievi ma piuttosto rappresentano una nuova sfida per i professori. Goran Karlsson ha studiato come le tecnologie didattiche - come animazioni tridimensionali e modelli di simulazione - influenzino l'istruzione dei ragazzi della scuola superiore. "Abbiamo scoperto che non esiste alcun legame dimostrato tra l'apprendimento hi-tech e il miglioramento delle facoltà di acquisizione dei contenuti", ha spiegato Karlsson.
"Al contrario, il nostro studio - ha proseguito - ha rilevato che c'è il rischio che gli studenti lasciati soli con l'applicazione possano male interpretare i concetti". La ricerca evidenzia che la vera avventura è per gli insegnanti "che hanno difficoltà a mediare tra il proprio metodo e quello innovativo e, soprattutto, devono impegnarsi a colmare rapidamente ed esaustivamente i gap interpretativi e di contenuto che i ragazzi ricevono dall'input hi-tech", ha concluso Karlsson.
(fonte: tuttoscuola.com - giovedì 26 aprile 2012)

Commento
Ricordo la conclusione cui nel 2011 erano arrivate le analisi di un’agenzia educativa indipendente, McRel (Mid-continent re­search for education and learning): l’insegnamento via computer è prezioso per i bravi insegnanti, ma in mano ai mediocri ha effetti nulli o negativi.
(fonte: Tullio De Mauro - Internazionale.It)

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