«Il futuro è già qui, solo che non è equamente distribuito»

William Gibson

domenica 27 maggio 2012

Bagnacavallo. "Bobo ora nasce al touch screen" La lotta di Staino contro la cecità

Come Bobo, anche Sergio Staino non molla. Come il suo personaggio, è un ottimista di natura, che non demorde e non si scoraggia. Bobo di batoste ne ha prese parecchie, la sinistra lo ha fatto molto arrabbiare, ma è un grande incassatore, come lo è Staino che da diversi anni combatte contro una gravissima forma di miopia, degenerata nel tempo in semicecità. Cinica la vita.
Una beffa per uno dei più grandi disegnatori satirici italiani perdere lentamente la vista: se una volta usavi carta e penna, ora non puoi più fare a meno della tecnologia touch screen, così il computer diventa necessario prolungamento del tuo corpo e del tuo cervello. Una mostra al convento di San Francesco di Bagnacavallo (Ravenna), che inaugura il 25 maggio, racconta la personale «rivoluzione copernicana» dell´illustratore toscano costretto a passare dalla matita al computer. In «Segni e sogni, la satira al ritmo del touch screen» ci saranno soltanto quei lavori realizzati negli ultimi 12 anni della sua carriera e stampati per l´occasione: vignette disegnate per «l´Unità», per «Il Nuovo Male», per il «Venerdì» e per la rivista «Dimensione agricoltura», più altri lavori raccolti nelle sezioni «Furti e omaggi» e «Lasciatemi cantare una canzone».
«La mostra - spiega - nasce da un´esperienza privata: il mio graduale avvicinamento alla cecità. Non sono più autonomo, devo essere sempre accompagnato e a un certo punto si è posta la questione: come continuare a disegnare?». Un trauma. «La penna a china è sempre stata per me come un sismografo emotivo che tratteggiava le mie sensazioni e le mie emozioni». Abbandonato anche il tavolo luminoso sul quale ha lavorato per anni «sporcadomi addirittura il naso per quanto lo appiccicavo al foglio», prima con tristezza e diffidenza, poi con rinnovato stupore, Staino si è avvicinato alla tecnologia digitale, scoprendo un mondo. «Ho imparato che anche il computer ha una capacità reattiva verso il segno che traccio. Questa possibilità mi ha condotto a nuove riflessioni filosofiche sui miei disegni, ho capito che con la tecnologia non ho più limiti a meno che non sia io a impormeli». Col suo nasone, la sua pelata, la sua pancia e i suoi occhiali, Bobo è sempre lì. Anche lui miope, come il suo papà non si rassegna a scendere dalla barricata: ha più di trent´anni (apparì per la prima volta su «Linus» nel 1979), è mezzo cieco, ma vede più lontano di tutti noi.
di Sabrina Camonchia
(fonte: Press-In anno IV / n. 1247 - La Repubblica del 22-05-2012)

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