Passive Play è un cubo interattivo con un software che ne memorizza le attività. L'autore, un universitario britannico, lo ha testato sulla figlia.
L'autismo è una sindrome dolorosamente misteriosa, e sarebbe folle attendere una soluzione definitiva al problema da un'applicazione software. E tuttavia, è una buona notizia che la tecnologia faccia tesoro delle scoperte nel settore per sintetizzare un prodotto che tenti di aprire una via alla comunicazione con soggetti autistici.
Proprio questo, sembra di poter dire, sta accadendo con Passive Play, nato da un'idea dello studente universitario Tom Kirkman e presentato nell'ambito di un progetto di fine anno presso l'Università di Dundee, nel Regno Unito. Si tratta, in pratica, di un gioco, che ha però lo scopo di aiutare i genitori a entrare nel mondo impenetrabile dei figli affetti da autismo.
Il progetto prevede un cubo giocattolo interattivo e un'app compatibile con il sistema iOS installato su iPhone e iPad. Il bambino dovrebbe interagire con un cubo di legno, creato per stimolare i suoi sensi più vigili tramite i suoni, le luci e l'esperienza tattile. Fin qui, l'oggetto potrebbe somigliare a certi giocattoli già in vendita per i bambini più piccoli, ma Kirkman ha fatto qualcosa di più.
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