I robot, a pensarci bene, sono «ciechi»: non hanno un cervello che analizza dati provenienti da una retina, ma complessi sistemi elettronici che consentono agli strumenti robotici di «sapere» dove si trovano nello spazio e in alcuni casi muovercisi attraverso. Perché allora non utilizzare questi stessi sistemi computerizzati per aiutare chi ha perso la vista a orientarsi in maniera autonoma nell'ambiente circostante? Lo hanno pensato alcuni ricercatori francesi e statunitensi che di recente hanno presentato diverse novità, sfruttando tecnologie già esistenti e assemblandole in strumenti che presto potrebbero essere al servizio dei non vedenti.
SISTEMA 3D. Il primo prototipo, presentato da studiosi dell'Institute of Intelligent Systems and Robotics dell'università Marie Curie di Parigi a un convegno del Massachusetts Institute of Technology di Boston, consiste in occhiali equipaggiati di due telecamere e sensori simili a quelli usati per i robot: le telecamere ricostruiscono un'immagine tridimensionale, i sensori accelerometrici e giroscopici danno informazioni sulla velocità e la posizione di chi indossa l'occhiale. «Il processore interno allo strumento analizza i dati, ad esempio valutando ostacoli e distanze, e ricostruisce una mappa tridimensionale dei dintorni di chi porta gli occhiali, determinandone la posizione in relazione agli oggetti esterni – spiega Edwige Pissaloux, fra gli autori del prototipo –. Il sistema genera circa 10 mappe 3D al secondo e queste vengono trasmesse a uno strumento portatile che le trasforma in una mappa tattile dinamica attraverso il braille». Su questa specie di «tablet-braille» si trova una griglia quadrata dal lato di 8 centimetri con “taxels”, ovvero pixel tattili, che si sollevano a indicare gli ostacoli nell'ambiente circostante. «La mappa braille viene aggiornata praticamente in tempo reale, tanto da consentire al non vedente di camminare da solo a una normale velocità», sottolinea Pissaloux. «Sistemi come questi, che derivano da applicazioni nate per i robot mobili, possono avere un'utilità per i non vedenti ma occorrerà sempre «tararli» per tenere conto delle esigenze specifiche dell'essere umano nelle diverse situazioni d'uso», ha aggiunto David Ross dell'Atlanta Vision Loss Center in Georgia.
SMARTPHONE. Il secondo prototipo, presentato invece alla International Conference on Robotics and Automation di St Paul in Minnesota, arriva dall'università di Reno in Nevada ed è un sistema «low-cost» che sfrutta gli smartphone, oggi dotati di accelerometro e bussola, e mappe bidimensionali di interni: per calibrare lo strumento alla lunghezza del passo del non vedente occorre che egli inizialmente usi il tatto per riconoscere porte, ascensori, corridoi e scale dell'ambiente dove si trova. Poi, sfruttando i dati sulla posizione forniti dal cellulare, il programma dà indicazioni vocali che aiutano il cieco a muoversi. Anche l'ultimo progetto, frutto del lavoro di studiosi del MIT, è abbastanza semplice: si chiama Eyering ed è un vero e proprio anello da indossare sull'indice, dotato di telecamera. Basta puntarlo su un oggetto di cui si vuole sapere qualcosa (il colore di un abito o il taglio di una banconota, ad esempio) e premere un pulsante perché lo strumento scatti una fotografia, poi trasmessa via wireless a uno smartphone; qui un programma analizza l'immagine e, chiedendo a voce l'informazione che serve sull'oggetto fotografato, si ottiene così la risposta vocale. Un modo semplice e, con le tecnologie attuali, relativamente a basso costo per aiutare chi non vede a essere sempre più indipendente.
di Elena Meli
(fonte: Press-In anno IV / n. 1332 - Il Corriere della Sera del 31-05-2012)
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