Disponibile "Noi Italia 2025 - 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo". Una selezione di oltre 100 indicatori statistici sui diversi aspetti ambientali, demografici, economici e sociali del nostro Paese e la sua collocazione nel contesto europeo Nel 2023, in Italia la spesa pubblica in istruzione incide sul Pil per il 3,9 per cento, valore inferiore a quello medio europeo (4,7 per cento).
Istruzione in breve
Nel 2024, prosegue il miglioramento del livello di istruzione degli adulti (25-64 anni) per effetto dell’ingresso di generazioni di giovani, mediamente più istruiti, da un lato, e l’uscita di generazioni di anziani, in genere meno istruiti, dall’altro. La quota di coloro che hanno conseguito al più la licenza media è scesa al 33,6 per cento, con una percentuale più elevata tra i maschi (36,2 per cento) rispetto alle femmine (30,9 per cento). Nel Mezzogiorno la quota di coloro che hanno conseguito al più la licenza media è uguale al 41,3 per cento a fronte del 29,6 per cento nel Centro-nord.
Nel 2022 il tasso di partecipazione dei giovani (20-24 anni) al sistema di istruzione e formazione è pari al 38,9 per cento, inferiore a quello dell’UE (45,1 per cento). Si registrano elevate differenze tra le regioni: il Lazio ha il valore più alto (57,5 per cento), seguito dall’Emilia-Romagna (55,3 per cento), mentre la Basilicata (13,2 per cento) e la Provincia autonoma di Bolzano/Bozen (15,7 percento) hanno i valori più bassi.
Nel 2024 la quota di giovani (18-24 anni) che abbandonano precocemente gli studi è pari al 9,8 per cento; nel Mezzogiorno il valore è più elevato (12,4 per cento). L’abbandono precoce degli studi riguarda più i ragazzi (12,2 per cento) che le ragazze (7,1 per cento). Il benchmark europeo per l’abbandono scolastico è fissato al 9 per cento per il 2030.
Nel 2024 i giovani (15-19 anni) che non lavorano e non studiano (i cosiddetti NEET, dall’acronimo di Not in Education, Employment or Training) sono circa il 15,2 per cento della popolazione di età tra i 15 e i 29 anni. La quota è più elevata tra le femmine (16,6 per cento) che tra i maschi (13,8 per cento) e, nel Mezzogiorno (23,3 per cento), supera il doppio del Centro-nord (10,7 per cento). L’Italia è tra i paesi europei con le percentuali di NEET più elevate.
Nel 2024 la percentuale delle persone (25-34 anni) con un titolo di studio universitario è del 31,6 per cento. Il divario di genere è molto ampio ed è a favore delle femmine (38,5 per cento rispetto al 25,0 per cento dei maschi). Per l’Italia il valore è ancora molto lontano dall’obiettivo medio europeo stabilito per il 2030 dal Quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione (almeno il 45 per cento nella classe di età 25-34 anni).
Nel 2023 aumenta la partecipazione degli adulti alle attività formative, fondamentale per favorire l’occupazione degli individui e la loro vita sociale e relazionale, coinvolgendo l’11,6 per cento della popolazione nella fascia di età tra i 25 e i 64 anni.
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