Quella tecnologia inventata da Louis Braille nella prima metà del XIX secolo fu affinata da Augusto Romagnoli padre della tiflopedagogia (scienza pedagogica e sociale che studia la disabilità visiva) italiana quando fu invitato nel 1912 dalla regina Margherita di Savoia a sperimentare i suoi metodi presso “l’Ospizio dei Poveri ciechi”, proprio in quella cinquecentesca villa papale di S. Pio Quinto in cui ci si sta trovando. Il fatto di prendere atto che una scrittura tattile incontrata per caso (non era stata prestabilita questa interazione con il braille) abbia fatto riflettere su come digitale derivi dal latino dĭgĭtus (dito) e di come la nostra evoluzione sia basata da sempre sulla ibridazione tra natura e artificio, tra esperienza sensoriale e speculazioni astratte. Ecco un buon punto di ripartenza per queta compagine di belle intelligenze da ritrovare nei nostri percorsi.
Nel frattempo proprio con quei ciechi (e qualche ipovedente) si farà un walkabout, come quelli svolti nel casale papale 11 anni fa ( https://www.urbanexperience.it/eventi/roma-vista-dai-ciechi-scrivere-storie-nelle-geografie-per-una-mappa-esperienziale-della-citta/ ), a Tor Marancia (sabato 9 maggio nell’ambito di Iper-Festival delle Periferie https://www.museodelleperiferie.it/pagina/iper-festival-delle-periferie-2026 ).
(fonte: https://www.urbanexperience.it/la-scena-digitale-alluniversita-link-la-sistematurgia-dei-corpi-ibridi-tra-naturale-e-artificiale/ )

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