La Treccani definisce la pareidolia come un processo psichico di elaborazione fantastica di percezioni reali incomplete. Questa illusione subcosciente porta a vedere forme note (come volti, animali o oggetti) in stimoli casuali, come nuvole, macchie o superfici.
Durante il nostro corso/laboratorio residenziale ad Allumiere l'amico Fabio Fornasari dell'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna ha introdotto questo processo applicandolo al Braille.
Approccio molto interessante che mi ha ricordato l'articolo che finalmente ho recuperato:
L’arte nel buio delle grotte
https://www.internazionale.it/magazine/izzy-wisher/2024/05/30/l-arte-nel-buio-delle-grotte
dove ricordavo di aver letto:
(...) Un’altra ipotesi è che i segni astratti e i “disegni” sulle pareti delle caverne fossero un protosistema di scrittura o parte di un diffuso metodo di comunicazione. (...)

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