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Il Design Center di Bologna ha organizzato una conferenza per capire come un design ben progettato possa eliminare le diversità umane. Perché Good design enables, bad design disabile...
Il Design Center di Bologna, fondato a maggio 2008, ha dedicato la sua seconda conferenza internazionale Imagine iT a un tema molto importante: l’accessibilità nel campo della progettazione di design.
Il 28 e 29 novembre 2008 si sono alternati, nell’aula magna dell’accademia di Belle Arti di Bologna, oltre venti relatori internazionali fra progettisti, grafici, designer ed esperti, per confrontarsi su un tema comune: come si possa, oggi, progettare per tutti. Ogni singolo intervento, seppur completamente differente, viene letto come un’unica grande riflessione sulla frase di Paul Hogan: “Good design enables, bad design disabile”.
Se un “cattivo” design, mal pensato e progettato, discrimina determinate categorie di persone, un buon design può riabilitare. Ma prima di ripercorrere il filo conduttore dell’intero convegno bisogna correggere la concezione generale che attribuisce il concetto di disabile semplicemente alla disabilità motoria.
Rendere un prodotto accessibile a tutti non deve far pensare soltanto ai disabili, ma a tutte le differenze che contraddistinguono le persone: etnia, religione, taglia, età, stili di vita, orientamento politico e sessuale. Solo considerando tutte queste diversità si può serenamente affermare di fare una progettazione “for all”.
Lo Eidd - Istituto Europeo per il Design e la Disabilità, fondato nel 1993, si pone come obiettivo quello di migliorare la vita delle persone, applicando appunto il design for all, ovvero il design per la diversità umana e, nel 2004, a Stoccolma, ha proclamato anche una dichiarazione in proposito.
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sabato 31 gennaio 2009
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