«Il futuro è già qui, solo che non è equamente distribuito»

William Gibson

mercoledì 29 luglio 2009

"Tecnologie, l'Italia è indietro. Lo sviluppo parta dalle scuole"

Parla il vicepresidente di Microsoft Umberto Paolucci, all'indomani dell'accordo con l'Unesco per l'istruzione superiore e l'Ict. Del gap tecnologico che ci vede nelle retrovie dell'Europa, dei benefici della concorrenza, dei nuovi sistemi operativi in uscita, dei giovani.
"Nell'utilizzo delle tecnologie noi italiani siamo indietro in Europa, è chiaro a tutti. Dobbiamo fare di più. Anche perché da questa via passano la crescita della competitività e lo sviluppo del Paese". E' realista Umberto Paolucci, vicepresidente di Microsoft e responsabile per l'Europa, il Medio Oriente e l'Africa. Non si nasconde quanto questo gap tecnologico rischi di pesare sul futuro del sistema paese. "Si è sempre parlato della necessità di miglioramento - osserva - ma così urgente non doveva poi essere visto che non è stato messo in atto. I fatti sono questi: a scuola abbiamo in media 8 pc per 100 studenti. E di questi solo 6,5 connessi a internet. Siamo indietro su ogni indicatore: penetrazione dei computer nelle famiglie, nell'industria, nella pubblica amministrazione, nei collegamenti internet. E gli altri? Un paese come la Danimarca ha 27 computer ogni 100 studenti. Più del triplo di noi. L'Inghilterra ne ha 19. Più del doppio. La media europea è del 50% superiore, quindi 12,5. Messe così le cose noi siamo più meno al 50% sotto di come dovremmo essere".
Proprio qualche giorno fa è stata annunciata una task-force Unesco-Microsoft, sostenuta da 50 milioni di dollari dell'azienda di Redmond. Si occuperà di istruzione superiore e Ict. Una squadra di esperti studierà il piano di applicazione della tecnologia ai metodi di studio, per rilanciare lo sviluppo del capitale umano nel mondo. "E' un investimento importante pur in uno scenario non facilissimo dell'economia mondiale. Perché il rischio che si corre è che si vada tagliare proprio nei posti peggiori, quelli in cui non si deve. E' decisivo dare gli strumenti che preparino i giovani, a scuola, a una realtà complessa e competitiva come questa che viviamo".
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