«Il futuro è già qui, solo che non è equamente distribuito»

William Gibson

venerdì 17 luglio 2009

Un braccio bionico come tesina all’esame. «Servirà a un’amica»

Carpi (Modena). Il primo braccio bionico lo ideò e lo co­struì in casa, tutto da solo, tra un compito e l’altro, sotto gli sguardi sempre più attoniti dei genitori, quando aveva poco me­no di 10 anni: «Facevo le scuole elementari e un giorno successe una cosa che mi impressionò moltissimo: una mia amichetta perse in un incidente l’uso di una mano. Mi fece una grande tristezza e decisi che si doveva fa­re qualcosa...».
Cominciò allora, Francesco Morselli da Carpi, pro­vincia di Modena, 19 anni e una testa, un talento, un ingegno che sprecare sarebbe un delitto, a co­struire bracci bionici. Uno dopo l’altro. «Prototipi» li chiama lui. L’ultimo, ma solo in ordine di tempo, lo ha portato due giorni fa davanti ai commissari d’esa­me della maturità al liceo scienti­fico Fanti di Carpi. Avrebbe do­vuto essere la sua «tesina».
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Il primo braccio bionico, quel­lo costruito alle elementari quan­do i coetanei ancora giocavano con il Lego, «era una mano che salutava». Ciao, ciao: pratica­mente un omaggio a quella ami­chetta del banco vicino, «immo­bile al suo posto, impossibilitata a scrivere e a giocare...». Poi, con gli anni, Francesco ha affinato tecniche e competenza: «Merito del mio professore di fisica» rico­nosce. E anche di alcuni periodi di lavoro trascorsi in un’officina meccanica: «Dove ho rubato qualche segreto...». E infine i li­bri di informatica, la sua passio­ne: «Li divoro». I risultati si so­no visti, un crescendo: «Dopo la mano che salutava, ne ho costru­ita una in grado di suonare il pia­noforte e un’altra che afferrava il bicchiere: insomma, mi diver­to... ».
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