«Il futuro è già qui, solo che non è equamente distribuito»

William Gibson

giovedì 15 ottobre 2009

Umanità e robot per «esplorare» l’autismo

L’autismo è una strana oscurità, illuminata a volte da improvvisi raggi di luce. Ci sono bambini, bloccati nei rapporti sociali, eppure capaci di calcoli impossibili per una normale intelligenza; altri così riflessivi da sfiorare il pensiero speculativo. Si dice che autistico fosse il filosofo del linguaggio Ludwig Wittgenstein e sintomi della malattia simanifestassero inIsaac Newton e Albert Einstein.
«L’autismo è un disturbo innato, ma che nel corso della vita si organizza in modo progressivo — spiega Filippo Muratori, neuropsichiatria infantile dell’Università di Pisa —. Oggi si ritiene che ne soffrano dai quattro ai sei bambini su mille e dunque l’autismo non può essere definito una malattia rara». Muratori da anni combatte contro «l’oscurità» alla Stella Maris, Istituto scientifico per la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, un’eccellenza nel panorama sanitario, diventato il centro di riferimento della Regione Toscana per l’autismo infantile. Qui ogni anno si eseguono accertamenti diagnostici, clinici, genetici e indagini strumentali su oltre duecento bambini.
La Stella Maris è anche sede di un’unità operativa di progetti di ricerca nazionali alla quale partecipano équipe multi professionali con medici, psicologi, educatori, logoterapeuti, esperti di riabilitazione psicomotoria. Ma soprattutto in questo centro moderno, gestito da una fondazione privata, si coordina lo screening su migliaia di bambini. «Perché è essenziale diagnosticare la malattia precocemente », spiega il professor Muratori.
La ricerca alla Stella Maris è avanzatissima.
Grazie anche alla collaborazione con l’Università di Pisa, ateneo al top europeo nella robotica e nell’informatica. E proprio un progetto hi-tech, realizzato incollaborazione con ilprofessor Danilo De Rossi della facoltà di Ingegneria, sta dando risultati inattesi. «L’università di Pisa e il Centro Enrico Piaggio — spiega Muratori — stanno sviluppando un robot androide che stiamo sperimentando per lostudio del riconoscimento delle emozioni nel bambino autistico ». Il robot simula con il volto alcune emozioni e il piccolo paziente, guardandolo e interagendo con lui, si sottopone aun training diapprendimento, impara amanifestare isentimenti. «Abbiamo osservato — continua il professor Muratori — che questi bambini, che hanno difficoltà di comunicazione, mostrano un interesse per la faccia dell’automa, hanno una propensione a interagire con una macchina ancor prima che con un umano. Questo accade probabilmente perché la modalità di espressione di robot androide �� più semplificata rispetto al volto umano e le emozioni arrivano al paziente in modo meno complesso».
Il bambino si allena, dunque, a esprimere emozioni con la macchina per poi replicarle davanti ai medici e poi ai genitori. Il futuro? Lavoro e ricerca. «La Stella Maris è un patrimonio di umanità per l’umanità — dice il presidente Giuliano Maffei — e anche una finestra di scienza e di amore sull’infinito mistero del cervello e della vita».
di Marco Gasperetti
(fonte: Press-IN anno I / n. 2581 - Il Corriere della Sera del 14-10-2009)
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