Polemiche per il declino dell'utilizzo della lingua dei non vedenti a favore delle nuove tecnologie. La postazione informatica manda in disuso l'alfabeto.
Il computer che dialoga con una speciale tastiera, fornito di semplici programmi di scrittura che parlano, mostra oggi quant'è complessa e forse superata, agli occhi di molti non vedenti, la pratica dell'alfabeto Braille. Una lingua morente, forse in via d'estinzione? Eppure i componenti delle varie associazioni internazionali e nazionali di persone cieche nel mondo, gli specialisti del settore ancora non si sentono di darlo per spacciato, il sistema inventato due secoli fa dal francese Louis Braille. Ma certo il suo apprendimento e il ricorso sistematico al suo impiego, risultano caduti un po' in disuso. E talvolta, è il caso del fenomeno registrato nei paesi occidentali più ricchi, quelli con una sensibilità più diffusa ai bisogni del cittadino che non vede, impara il Braille per filo e per segno (alla vecchia scuola delle scuole d'istruzione per ciechi) chi ancora non può permettersi l'installazione di una postazione informatica, direttamente presso il proprio domicilio. Altrimenti, l'analfabeta si può fare benissimo una cultura, sperimentando l'interazione facilitata con il suo personalissimo pc. Equipaggiato con una tastiera e con un mouse appena modificati. Mentre a tutto il resto pensa una guida vocale: il processo di memorizzazione dell'associazione tra tasto e suono prodotto, in conseguenza della digitazione di una certa lettera, pare funzionare benissimo. Nel frattempo i software e gli altri supporti digitali concepiti per essere sfruttati appieno, dal loro utente non vedente, stanno per essere ulteriormente affinati e potenziati dai programmatori delle case americane e inglesi. Le più all'avanguardia nel presentare sussidi di questo tipo, offerti per una prova prodotto a organizzazioni non profit. O ancora a istituti scolastici e a enti di servizio pubblico.Su questa tendenza a disimparare il Braille, c'è però chi non manca di segnalare le controindicazioni. Due le principali. La prima è di ordine pedagogico: il computer facilita al massimo la scrittura, e però sminuisce il valore della lettura. Da questo punto di vista, la tecnologia sembra ferma alla scoperta e alla somministrazione dell'audiolibro. La seconda è di ordine psicologico: studiare, apprendere e applicare il Braille incoraggia la proattività, stimola l'intelligenza della persona e la gratifica con l'accesso al medesimo repertorio d'informazioni, disponibile anche a colui che vede. E che legge senza fare ricorso al senso del tatto. Da questo punto di vista, la biblioteca universale di libri in Braille (alimentata dai circuiti locali per la diffusione della lettura dei ciechi) rappresenta un patrimonio che sarebbe un peccato disperdere. I sette volumi della saga di Harry Potter, firmati dalla scrittrice inglese J. K. Rowling, sono i romanzi che vanno per la maggiore anche tra i topi di biblioteca che tastano con le dita i punti in rilievo sul cartonato. Appassionandosi di magia e di avventura, sfogliando le pagine di un'opera tradotta in 56 volumi: l'alfabeto braille si deve prendere i suoi spazi, su stampa.Infine, tra brailliani e antibrailliani c'è pure chi propone l'adattamento di una soluzione terza, tecnologica e pedagogicamente corretta. Il Braille Computer Monitor brevettato recentemente negli Usa, rappresenterebbe dunque un sistema misto funzionale per l'apprendimento il più rapido possibile, dell'alfabeto messo a punto da un inventore francese. Nel 2010, i non vedenti meritano un'opportunità in più.
Francesco Vergani
(fonte: Press-IN anno II / n. 28 - Italia Oggi del 07-01-2010)
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Press-IN è un'iniziativa del
Progetto Lettura Agevolata del Comune di Venezia.
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Commento
Peccato che il computer utilizzato dai non vedenti non corrisponda a quanto descritto nell'articolo.
Iacopo
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