Amanda Kitts ha perso il braccio a causa di un incidente automobilistico. Ma un complesso sistema di sensori collegati a un braccio artificiale, le consentono di muoverlo 'con il pensiero'. Una soluzione rivoluzionaria che arriva dalla bionica. Che presto sostiuirà anche orecchie e pelle.
Appena entra in classe, Amanda Kitts viene presa d’assalto da una folla di bambini tra i quattro e i cinque anni. «Ciao piccoli, come stanno oggi i miei bimbi?», saluta, dando colpetti affettuosi e scompigliando capelli. Snella ed energica, Amanda gestisce da quasi vent’anni questo e altri due asili nella zona di Knoxville, in Tennessee. Si accovaccia per parlare con una bimba, posando le mani sulle ginocchia. «Il braccio robot!», gridano diversi bambini. «Ve lo ricordate questo, eh?», dice la donna, tendendo il braccio sinistro. Gira verso l’alto il palmo della mano. Si sente un ronzio sommesso, ma solo se si ascolta con molta attenzione. Piega il gomito: altro ronzio.
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