Quale modo migliore per boicottare l’uso del digitale che obbligare gli utenti a convergere su una piattaforma poco funzionante, che non permette di fare ciò che si fa sulla carta e non fornisce nulla di sufficientemente interattivo da giustificarne l’uso?
Se non l’avessi visto con i miei occhi non ci avrei creduto. O meglio, avrei creduto al complottismo di quanti a priori ce l’hanno con l’AIE (Associazione Italiana Editori) e i suoi vertici, accusandoli ogni tre per due di lentezza interessata o di inadeguatezza culturale.
Invece c’è davvero da riflettere.
Una piccola cronaca familiare, che se non fosse vera sembrerebbe inventata, mostra la strana storia d’un aggiornamento tanto peggiorativo da sembrare un autogol oppure un favore a chi, all’entrata del digitale a scuola, vuol sbarrare la strada.
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