«Il futuro è già qui, è solo distribuito male»

William Gibson

sabato 4 aprile 2015

Perché non funzionano i libri digitali a scuola

Era meglio il cd, lo infilavi nel lettore e lo sfogliavi. La grande energia che in quest’anno ho dovuto impiegare per sostenere l’andata a regime del registro elettronico nella mia scuola mi ha portato prepotentemente a riflettere su alcuni aspetti della digitalizzazione che avevo messo a tacere ma stavano lì, in attesa. Fin dai tempi delle mie prime esperienze di docente tecnologicamente modificata mi sono posta una domanda: nello spazio illimitato e reticolare della rete, è più conveniente che la scuola utilizzi ambienti virtuali aperti o chiusi? Ed in quest’ultimo caso: che tipo di ambiente chiuso?
E mentre in questi anni sperimentavo piattaforme di vario tipo (da Docebo a Moodle), aprivo e gestivo con i ragazzi blog e siti, amministravo il sito della scuola (meglio con la registrazione degli utenti o tutto aperto e fruibile?), avveniva la rivoluzione del libro di testo con le estensioni digitali (segui qui una panoramica di voci).
Partiamo dalla realtà: un bambino di 10/11 anni acquista e gestisce 12/13 libri di testo cartacei con i relativi apparati digitali. Deve registrarsi su tre quattro piattaforme diverse. Scarica sul suo PC e poi anche sul tablet o smartphone la app, registra il libro in suo possesso con il codice (se non è parzialmente illeggibile sull’ologramma; se non si è accidentalmente persa la cartolina col codice contenuta nel testo), scarica di volta in volta e più volte, capitoli, parti… poi si associa alla classe virtuale del suo docente, nella quale entrerà per fare compiti, esercizi, visionare materiali di lavoro… Se la sua scuola ha una piattaforma educativa, deve registrarsi anche lì (oppure può essere il registro elettronico stesso a fornire un pacchetto completo con classi virtuali). Questo gli servirà per accedere ai corsi on line organizzati dai suoi insegnanti (che forse ne hanno creati più d’uno, per ogni ambito disciplinare) e magari c’è anche qualche prof che sperimenta  l’uso dei social nella didattica e così bisognerà frequentare altri spazi. Tutto questo potrebbe essere utile, accettabile, funzionale, se… Non c’è il rischio di frammentare e chiudere in steccati troppo rigidi quello che nella natura della rete è fluido e aperto?
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