Louis Braille aveva tre anni quando perse la vista. Solo 18 quando divenne professore presso l’Istituto per giovani ciechi di Parigi dove aveva studiato. A 30 anni presentò ufficialmente il metodo che aveva inventato per permettere ai non vedenti di leggere e scrivere più agevolmente. Era il 1839.
Il sistema braille, che da lui prende il nome, nell’era del digitale sta vivendo la sua seconda giovinezza: basato su sei punti distribuiti su due colonne da tre punti ciascuna, riesce a rappresentare 64 segni tra caratteri e simboli e si adatta anche a musica, matematica e chimica. Sono 800 attualmente i dialetti e le lingue che, per la comunicazione tra non vedenti, utilizzano questo metodo, il quale, per le sue caratteristiche intrinseche, sembra davvero destinato a non tramontare mai, anzi. I nuovi dispositivi e sistemi operativi, i software e le app si sono adattati perfettamente al braille consentendo a ciechi e ipovedenti di accedere a professioni e di esprimere potenzialità che prima non erano alla loro portata.
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