«Il futuro è già qui, è solo distribuito male»

William Gibson

mercoledì 23 marzo 2016

BRICKS Marzo 2016. Didattica nelle Aule 3.0

A Sonbreno, Bergamo, nello scorso settembre sono stati messi in mostra alcuni “Materiali montessoriani” di proprietà parrocchiale conservati presso la “Casa dei Bambini Parrocchiale” inaugurata nel 1931 e gestita con il Metodo Montessori.
A pubblicizzazione dell’evento, patrocinato dall’USR Lombardia, questa fotografia di una loro aula nell’anno scolastico 1933/34.
Mi piace usarla ad apertura di questo numero che ha come tema le Aule 3.0. Bambini e bambine hanno i grembiulini, come si usava allora – ed anche ai miei tempi – ma la struttura dell’aula è radicalmente diversa da quella tradizionale con tutti i banchi allineati e rivolti verso la cattedra. Qui la cattedra non c’è; le maestre (le suore, fra l’altro due non una sola) girano nella classe e si siedono di volta in volta nei diversi gruppi. Gli arredi sono diversi da quelli tradizionali: non c’è la cattedra ma non ci sono nemmeno i banchi, sostituiti da tavolini e seggioline, facilmente spostabili a seconda delle esigenze. E’ un ambiente creato per una didattica non trasmissiva ma basata su attività degli allievi; i “materiali montessoriani” sono importanti proprio per queste attività. E’ un ambiente progettato in base al principio della libertà dell’allievo, con la finalità di dar spazio all’enorme creatività tipica della fase infantile della nostra vita, puntando all’apprendere non come risultato di sforzo e obbligo ma come prodotto della curiosità e dell’autonomia.
Perché quel modello, pedagogicamente efficace, non si è generalizzato? Perché per tutto il Novecento il setting d’aula è stato prevalentemente quello dei banchi rivolti alla cattedra?
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