«Il futuro è già qui, solo che non è equamente distribuito»

William Gibson

giovedì 22 gennaio 2009

Milano. Sedia a rotelle comandata dal ''pensiero''. Progetto del Politecnico

Elettrodi ''leggono'' l'attività elettrica sviluppata dai neuroni traducendola in comandi di movimento. Un'opportunità preziosa per chi soffre di Sla, paresi e patologie della colonna vertebrale.
Guidare la propria sedia a ruote con la sola forza del pensiero. Non è una magia, né la scena di un film di fantascienza, ma una rivoluzionaria tecnologia sviluppata dal ‘Laboratorio di intelligenza artificiale e robotica del Politecnico di Milano’. Per un obiettivo molto serio: ridare autonomia di movimento a chi l’ha persa, o non l’ha mai avuta, a causa di problemi neurologici.
Ma di che cosa si tratta? “La sedia a ruote studiata al Politecnico di Milano – spiega il professor Matteo Matteucci – è un ausilio robotizzato che sfrutta un’interfaccia cerebrale per consentire al suo passeggero di comandarla senza utilizzare alcun muscolo, ma solo con l’attività cerebrale, rilevata da un elettroencefalografo e interpretata da un programma di intelligenza artificiale”.
Un’opportunità preziosa per chi soffre di sclerosi laterale amiotrofica, paresi, sclerosi multipla e patologie della colonna vertebrale.
Nell’impossibilità di riparare i danni del sistema nervoso, esistono tre possibilità per ristabilire le funzioni originarie, con percentuali di successo variabili a seconda della gravità della patologia: aumentare la funzionalità dei canali neurologici rimasti illesi, deviare gli impulsi dalle parti danneggiate e, infine, fornire al cervello nuovi canali di comunicazione e controllo della realtà esterna.
Ed è proprio concentrandosi su questo terzo punto che il Politecnico di Milano ha sviluppato la sua speciale sedia robotizzata con l’utilizzo di un’interfaccia cerebrale non invasiva.
Come funziona? Degli elettrodi posti sulla testa della persona “leggono” l’attività elettrica sviluppata dai neuroni traducendola in comandi di movimento per la sedia a ruote tramite un'opportuna interfaccia. Su un monitor vengono visualizzati i “luoghi” che l’utilizzatore vuole raggiungere. All’utente basta guardare le immagini sul monitor e concentrarsi sul posto in cui vuole essere portato. Il programma “traduce” in comandi i segnali neurali del cervello facendo dirigere automaticamente la sedia nel luogo prescelto. Dotata di due laser in grado di “vedere” gli eventuali ostacoli, ci sono anche telecamere puntate sul soffitto che “leggono”, invece, speciali disegni che indicano il percorso corretto all’interno di un ambiente chiuso.
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