In un futuro, neanche troppo lontano, i computer saranno in grado di leggere la nostra mente e di connettersi direttamente con il nostro cervello.
Sembra fantascienza, ma in realtà, proprio in questo campo si fanno ogni giorno progressi sempre più significativi. Le interafaccie neurali non sono assolutamente una novità. Nel corso degli ultimi anni, i laboratori di ricerca delle università e le aziende private, hanno presentato prototipi più o meno funzionanti e più o meno invasivi. Dai chips impiantati nella corteccia cerebrale ai lettori di onde cerebrali, tutte innovazioni che promettono di dare vita ad inimmaginabili scenari sia nell’elettronica di consumo sia nel recupero di persone affette da gravi disabilità. Un ulteriore passo in avanti lo ha fatto l’Intel che a New York ha recentemente presentato un software in grado di analizzare l’attività cerebrale di un soggetto e di associare a quella analisi una precisa parola, utilizzando una normale apparecchiatura per la risonanza magnetica. Nell’esperimento viene chiesto ad una persona di riflettere attentamente su una serie di nomi comuni proposti da un ricercatore. Il software associa ai quei nomi le reazioni del cervello ed è quindi in grado di comprendere, in un secondo tempo, ai quali nomi il soggetto sta effettivamente pensando. Obiettivo della ricerca è ovviamente cercare le nuove possibili interazioni tra l’uomo e le macchina, in grado di mandare in pensione anche il touch screnn, e soprattutto restituire un maggior grado di autonomia a tutte quelle persone afflitte da un grave handicap fisico e motorio.
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