«Il futuro è già qui, è solo distribuito male»

William Gibson

domenica 8 settembre 2019

Riflessioni sul concetto di "Obiettivi minimi"

L'argomento è stato più volte affrontato nel gruppo FB "Normativa Inclusione" e analizzato anche nel libro "Inclusione scolastica: domande e risposte" nel capito 17 sui criteri di valutazione.
Dall'introduzione del capitolo (pag. 255) e la domanda con risposta n. 5 di pagina 259
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Una riflessione particolare merita il concetto di obiettivi minimi a cui fa spesso riferimento la programmazione di alunni con disabilità, ma non solo. Questa espressione rientra pienamente tra i "criteri di valutazione": dire obiettivi minimi significa di fatto descrivere le prestazioni attese per ottenere la sufficienza, per cui ne deriva che una verifica tarata esclusivamente su questi obiettivi minimi può avere come voto massimo sei. In realtà l'espressione è usata spesso in modo difforme e quando si dice "programmazione per obiettivi minimi" si intende tante volte un percorso personalizzato che alle superiori porta ad un titolo di studi valido, con personalizzazioni nella valutazione che riguardano non solo i criteri, ma soprattutto i metodi e anche, pur se in modo minore, i contenuti. Come vedremo, molte domande del tipo: "È vero che con gli obiettivi minimi il voto massimo può essere solo 6?", trovano una risposta sensata solo partendo da un'altra domanda: "Ma cosa intendete veramente per obiettivi minimi?"
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Voto massimo la sufficienza?
In relazione ad un PEI per obiettivi minimi di un Istituto Superiore, la valutazione massima esprimibile dal docente curricolare per una verifica tarata sugli obiettivi minimi della disciplina deve essere limitata alla sufficienza, oppure il voto può riferirsi alla griglia adottata per l'intera classe, quindi con valori compresi da 1 a 10? Quali sono i riferimenti normativi in merito?
Risposta:
Questi aspetti rientrano nei criteri di valutazione: anche questi sono personalizzabili e nessuna norma può imporre procedure standardizzate.
Fondamentale è che nel PEI i criteri vengano definiti, e non lasciati al caso o all'arbitrio individuale.
Ricordo che l'espressione "obiettivi minimi" è riferita proprio ai criteri di valutazione e indica in sintesi quali sono le prestazioni necessarie per ottenere la sufficienza. Queste prestazioni devono essere sostanzialmente analoghe a quelle richieste al resto della classe, altrimenti saremmo in regime di programmazione differenziata.
Bisogna capire bene cosa si intende per "verifica tarata sugli obiettivi minimi". Intanto vedere se sono stati adattati i contenuti o solo le modalità di somministrazione.
In teoria possiamo avere due situazioni opposte, agli antipodi:
1 - la verifica è stata costruita in modo che lo studente deve svolgere correttamente tutte le prove previste per dimostrare di aver raggiunto questi obiettivi minimi. In questo caso il suo massimo corrisponde al minimo degli altri e quindi se fa tutto esatto prende 6. È una situazione capestro, da evitare se possibile, perché un solo errore dovrebbe portare all'insufficienza;
2 - la prova è stata personalizzata solo rispetto alle modalità di somministrazione ma i contenuti restano gli stessi (domande chiuse anziché aperte, tempi maggiori, riduzione solo quantitativa delle prove, uso di supporti compensativi non facilitanti…). In questo caso lo studente ha diritto ad essere valutato con la stessa griglia degli altri e se fa tutto correttamente merita il 10.
Queste situazioni estreme sono però rarissime e nella stragrande maggioranza dei casi ci troveremo davanti una situazione mista, o intermedia, e si deciderà di volta in volta come regolarsi. L'importante è che i criteri di valutazione personalizzati siano sempre chiari prima della verifica.
Inclusione scolastica: domande e risposte
La normativa per genitori e insegnanti
FLAVIO FOGAROLO, GIANCARLO ONGER
https://www.erickson.it/en/inclusione-scolastica-domande-e-risposte

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