«Il futuro è già qui, è solo distribuito male»

William Gibson

sabato 19 marzo 2016

Libridi, l’ibrido editoriale tra libro e web

Tutte le volte in cui m’interrogo sul futuro di qualcosa vado a scandagliare il suo passato. E’ ragionevole. Mi piace pensare che anche le idee e le cose, e non solo le piante, abbiano delle radici. La stessa etimologia è molto utile per intuire quale possa essere il destino di un’invenzione, a partire dai suoi limiti.
Ed è chiaro da tempo che il concetto di corteccia (da cui deriva sia liber sia lo slavo bukvar, matrice di book) non tiene più le sorti future del libro al tempo del digitale. E qui zoommo pensando che la reale evoluzione della tecnologia libro è stata, a partire da quella della stampa a caratteri mobili di Gutemberg nel 1456, quella di Aldo Manuzio qualche decina di anni dopo, rendendo trasportabili quelle che furono chiamate le “cinquecentine”, talmente leggere da essere caricate a decine su asini e carri che solcavano gli appennini. E insisto, per entrare ancor più dentro l’idea che mi pervade se torno ad interrogarmi sul futuro del libro. Quell’oggetto-dispositivo coscienziale che sollecita conoscenza ed elaborazione immaginaria dev’essere mobile. Quanti di noi sono cresciuti con il libro giusto al posto giusto, usato anche come cuscino nello zainetto? Ma le cose cambiano, fa parte della nostra evoluzione. Si va oltre le pareti delle nostre biblioteche-feticcio, in cui si perdevano ore a cercare conferme tra gli scaffali.
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